Frammenti di un discorso interrotto

Frammenti di un discorso interrotto

di Neri Pozza

Un canto all'esistenza in cui si è capaci di riempire i vuoti insieme in «modo felice e amoroso». «Quando si è disegnata l'esistenza in un certo modo, riempiendo insieme i vuoti – spesso in modo felice e amoroso –, che si sta a fare qui, tra gente distratta e affannata di nulla?» «Vi sono stati, in quei giorni, tra me e te, momenti d'amore muto, disarmato, silenzioso. Una sera, salutandoti prima del sonno, ci baciammo in modo soave, e staccandoci avevamo gli occhi lucidi. Avrei voluto dormire come un cane sul tappeto vicino al tuo letto.

Non te l'ho domandato perché avevo paura che tu capissi che l'irreparabile era vicino». Nel 1982, un anno dopo la morte di Lea Quaretti, Neri Pozza compone questo commuovente racconto che, muovendo dagli ultimi istanti di vita della moglie, narra la storia del loro lungo sodalizio amoroso, intellettuale, artistico. Sono pagine scritte come una sorta di elaborazione del lutto, ma che, segnate dalla sincerità che ogni grande perdita richiede, costituiscono uno dei più struggenti congedi dall'amata che il nostro secondo Novecento ci ha lasciato. Un addio al modo d'essere, unico, irripetibile, insostituibile della compagna di una vita, e alle piccole cose da lei lasciate: i libri estrosamente distribuiti negli scaffali, i sassi raccolti nella spiaggia del Lido di Venezia dopo le burrasche e posti in una vetrina, i guanti, bellissimi, bene ordinati in una scatola, il cappellino di velluto con l'aletta rovesciata, l'abito di seta blu a pallini bianchi...